Chiediamo i codici identificativi per le forze di polizia
Chiediamo l'introduzione di codici identificativi per le forze di polizia per maggiore trasparenza e responsabilità.
Online dal 27 giugno 2026
Di cosa si tratta
A venticinque anni dal G8 di Genova, c’è una lezione che non può restare irrisolta: la necessità di rendere identificabili gli agenti impegnati nelle operazioni di ordine pubblico.
Le violazioni dei diritti umani commesse alla scuola Diaz, alla caserma Bolzaneto e nelle strade del capoluogo ligure hanno mostrato quanto sia difficile accertare le responsabilità individuali quando gli operatori di polizia non possono essere identificati. In molti casi, infatti, l’impossibilità di attribuire specifiche condotte a singoli agenti ha contribuito all’impunità di decine e decine di agenti coinvolti nelle violenze. Da allora, sono stati diversi gli episodi in cui persone vittime di violenze da parte di agenti di polizia non hanno potuto chiedere giustizia perché non è stato possibile identificarli. L’Italia è uno dei pochi stati dell’Unione europea a non aver adottato i codici identificativi.
Cosa chiede Amnesty
Amnesty International Italia torna a chiedere l’introduzione di codici identificativi alfanumerici visibili per gli agenti impiegati nei servizi di ordine pubblico. Chiediamo l’adozione di una normativa conforme agli standard internazionali che preveda l’utilizzo obbligatorio di codici identificativi alfanumerici chiari, leggibili e ben visibili sulle uniformi degli agenti impegnati in attività di ordine pubblico.
Sintesi dalla pagina ufficiale dell’appello su amnesty.it. Testo integrale al link in fondo. amnesty.it →
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