Pena di morte
La pena di morte è una punizione crudele, disumana e una violazione dei diritti umani.
Amnesty International si oppone fermamente alla pena di morte, considerandola una punizione crudele e una violazione del diritto alla vita. Nel 2024, si è registrato un aumento delle esecuzioni a livello globale, mentre molti paesi continuano ad abolire questa pratica.
Un aumento preoccupante delle esecuzioni
Nel 2024, Amnesty International ha registrato un aumento del 32% delle esecuzioni rispetto all'anno precedente, con 1.518 esecuzioni in 15 paesi. Questo dato allarmante evidenzia la necessità urgente di intensificare gli sforzi per l'abolizione universale della pena capitale. La Cina rimane il paese con il più alto numero di esecuzioni, sebbene la portata reale sia sconosciuta.
Verso l'abolizione globale
Nonostante l'aumento delle esecuzioni in alcuni paesi, la tendenza globale è verso l'abolizione. Più di tre quarti dei paesi nel mondo hanno abolito la pena di morte per legge o nella pratica. Amnesty International continua a lavorare per un mondo senza pena capitale, opponendosi incondizionatamente a questa pratica.
Disuguaglianze e pena capitale
La pena di morte colpisce in modo sproporzionato le persone provenienti da contesti economicamente svantaggiati o emarginati. Questa disparità rende la pena capitale ancora più iniqua e ingiusta, sottolineando la necessità di un sistema giudiziario equo e imparziale per tutti.
Condanne a morte nel mondo
Nel 2024, sono state emesse almeno 2.087 nuove condanne a morte in 46 paesi. Alla fine del 2024, oltre 28.085 persone risultavano condannate a morte a livello globale. Questi numeri evidenziano l'ampia portata della pena capitale e l'urgente necessità di azioni concrete per proteggere i diritti umani.
Cosa puoi fare
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Salviamo Ahmad dalla pena di morte
L'accademico svedese-iraniano Ahmadreza Djalali, detenuto arbitrariamente in Iran dal 2016, è a grave rischio di esecuzione dopo aver esaurito tutte le vie legali per annullare la sua condanna a morte. Docente e ricercatore in medicina dei disastri e assistenza umanitaria, ha insegnato nelle università di Belgio, Italia e Svezia.
Ahmadreza Djalali è stato arrestato arbitrariamente il 25 aprile 2016 mentre era in viaggio d’affari in Iran e accusato di spionaggio. Ha subito diverse violazioni dei suoi diritti fondamentali, come l’isolamento prolungato, la negazione dell’accesso a un avvocato, tortura e altri maltrattamenti, incluse minacce di morte, al fine di estorcergli una “confessione”. Ahmadreza Djalali ha sempre negato le accuse contro di lui e sostiene che siano state fabbricate dalle autorità. Nell’ottobre 2017, un Tribunale rivoluzionario lo ha condannato a morte per “corruzione sulla terra” (efsad-e fel-arz) dopo un processo gravemente iniquo basato su accuse infondate di collaborazione e comunicazione con Israele, che lui ha ripetutamente negato. La sua salute è peggiorata ulteriormente nel corso del 2025, anche a seguito di un infarto a inizio maggio 2025, mentre le autorità continuavano a negargli cure mediche adeguate.
Cosa chiede Amnesty
Amnesty International chiede alle autorità iraniane di annullare la condanna e la pena di morte di Ahmadreza Djalali, inflitte in seguito a un processo gravemente iniquo, e di scarcerarlo immediatamente e senza condizioni. In attesa della scarcerazione, deve avere accesso regolare e immediato alla famiglia, agli avvocati, a cure mediche adeguate e deve essere protetto da ulteriori torture e maltrattamenti.
Contenuto riportato da amnesty.it.
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Contenuti generati con AI e verificati dalle fonti ufficiali di Amnesty International. Ultimo aggiornamento: 2026-04-19